Dalla provincia al Brand Festival 2018

Avete presente quando, mentre state facendo qualcosa di estremamente sedentario, vi alzate di colpo, fantasticate con la mente e iniziate ad improvvisare chissà quale scena? Se hai sognato di fare il calciatore, ad esempio, capita che, mentre sei solo, qualche volta inizi a correre per la stanza, immaginandoti nella finale di un Mondiale, mettendoti a calciare qualcosa, anche una pantofola. Se hai sognato di fare la modella, ad esempio, capita che, mentre sei sola, qualche volta inizi a sfilare, immaginandoti a Parigi, a guardare un punto fisso con aria di sfida e a provare dei giri su te stessa.

Io non sono né un calciatore, né tantomeno sono un modello: io sono Nico Caradonna, e quando quella volta stavo finendo voracemente, a notte inoltrata, “Fai di te stesso un brand” di Riccardo Scandellari (Skande), non avrei mai pensato di poter fantasticare di essere, quattro anni dopo, con Riccardo sul palco del Brand Festival di Jesi.

 

 

Non avrei mai immaginato che quella notte sarebbe stata il mio anno zero. L’istante dopo aver twittato “Non mi era capitato mai di arrivare alle due di notte solo per la voglia di finire un libro! Complimenti per l’ottimo lavoro @skande!, dentro me era scattato qualcosa, che definire una scintilla è quasi riduttivo. Le scintille servono ad accendere qualcosa, mentre io già ero oltre, poiché sentivo già il ronzio di un motore che lavorava: era l’idea di fare di me stesso un brand che iniziava a frullarmi dentro.

 

 

Come sono arrivato al Brand Festival?

Prima di imbattermi nel blu della copertina del libro di Riccardo, potevo descrivermi come una persona non molto serena, in quanto non mi era stato rinnovato il contratto con la struttura ospedaliera pugliese per cui lavoravo. Dopo tanti anni di studio all’Università, tra Bari e Firenze, mi ritrovai senza lavoro per colpa di una crisi che investì la sanità pugliese.

È sempre dura dover ripartire da zero, ma spesso sosteniamo che sia duro ripartire perché consideriamo impossibile reinventarci.

Quindi alle 2 di notte di quel 16 giugno 2014 mi sono chiesto “Ma davvero non c’è nulla su cui puntare per ripartire?”. Come un fulmine a squarciare il cielo, è tornato nella mia mente il pensiero dell’ottica di famiglia, che da 20 anni era ormai una realtà di Modugno. “E se facessi di me stesso un brand mediante l’Ottica Caradonna?”. Così nacque l’#OtticodelWeb che dopo qualche anno gli organizzatori del Brand Festival hanno voluto sul palco del Teatro Pergolesi.

 

Ecco com’è cambiata l’Ottica Caradonna

Non fu tutto rose e fiori, come tutti gli inizi che si rispettano: non era facile capovolgere i capisaldi di un’attività così importante e longeva. Quindi iniziai dapprima a fare delle analisi di mercato e a smussare le criticità dell’azienda. Fu naturale pensare di dover lavorare su me stesso, soprattutto cambiando lo stile della comunicazione. Non dovevo essere più un venditore, dovevo diventare un punto di riferimento della mia provincia, di Modugno e quindi di Bari. Da lì iniziai un percorso di cambiamento che mi portò ad essere riconoscibile in ogni foto, nei post sul blog o negli stili di allestimento delle mie vetrine.

Tutto quello che ho fatto in negozio, offline, l’ho eseguito anche sul questo blog, facendo sì che si creasse una vera e propria community interessata ai miei consigli e ai miei punti di vista. Inoltre, nel tempo ho cambiato anche la concezione di cliente, passando dall’idea di persona passiva a cui proporre i nostri prodotti a persona da educare per una scelta migliore di un paio di occhiali. In questa maniera ho reso, il cliente, un elemento consapevole delle sue scelte. Tutto ciò ha fatto sì, piano piano, che la mia brand reputation cominciasse a formarsi perché il pubblico, dall’altro lato, comprendeva l’originalità di questo stile comunicativo.

 

 

Fare personal branding in provincia

Visti i primi risultati di questa nuova politica, fu consequenziale cambiare anche gli interni del negozio, perché andassero di pari passo con il concetto evolutivo che ho portato avanti. Via la centralità dei brand degli occhiali, che spesso è il primo parametro (sbagliato) di scelta dell’utente. Adesso in negozio ho solo vetrine ed espositori senza nome, tutti incentrati sulla bellezza di determinati occhiali di design, in modo che il cliente possa scegliere per affinità col prodotto e non per via di una notorietà del marchio.

Inoltre, proprio perché sono un imprenditore di provincia, posso permettermi anche di esagerare un tantino. Ecco perché ho rivoluzionato il mio concetto di vetrina: essa è il modo più importante per fare uscire la nostra voce, la nostra idea. Già da fuori riesci a percepire uno stile inconfondibile.

 

Brand Festival come punto di partenza, non di arrivo

Non avrei mai pensato di poter collaborare un giorno con degli autori per diversi libri legati al personal branding. Non avrei mai immaginato di poter fare il relatore ad un evento dell’Università di Bologna per il corso di Design dell’accessorio alla facoltà di ingegneria. Non avrei mai detto di poter arrivare lì, su quel palco a Jesi, con il mio amico Riccardo, ed essere l’esempio pratico delle sue idee teoriche. Per questo mio ultimo traguardo non riuscirò mai a ringraziare abbastanza gli organizzatori del Brand Festival e chi mi ha fortemente voluto. Sono immensamente grato per questa opportunità di crescita.

Sognare è sempre stata la mia riserva d’ossigeno, ma tutte queste esperienze mi hanno spinto oltre ogni aspettativa. Da piccolo volevo fare l’inventore ed oggi ho reinventato la mia professione. Dal Brand Festival riparte il mio sogno ad occhi aperti… sempre con i miei occhiali tondi sul naso.

Il meglio deve ancora arrivare, parola di OtticodelWeb! 🙂

Ottico, ortottista e optical design blogger. Vivo la mia passione per gli occhiali nel negozio di ottica di famiglia ed amo raccontare sui social le storie che hanno come protagonisti gli occhiali e le persone.